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Insights 7 Nov 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il libro della natura è scritto in lingua matematica.” (Galileo Galilei)

Le Borse europee hanno chiuso venerdì in netto calo, con lo Stoxx 600 e il FTSE 100 a perdere l’1% e il DAX a cedere l’1,9%. Il clima è rimasto avverso al rischio, nonostante un parziale recupero dei titoli legati all’intelligenza artificiale dopo il crollo di Wall Street di giovedì. Il CAC ha ceduto lo 0,8% e il FTSE MIB lo 0,9%. La domanda di investimenti nell’AI, però, non sembra rallentare: Marvell ha annunciato un accordo e Meta ha illustrato nuovi piani di espansione. Il dibattito si è spostato sulla politica. Gli investitori valutano ancora le conseguenze delle elezioni di metà mandato, e temono un contesto più difficile per i grandi operatori del cloud e per la costruzione di nuovi data center. Eppure, proprio mentre l’Europa perdeva terreno, una parte del mercato la indicava come alternativa per chi vuole ridurre l’esposizione all’AI, grazie a settori industriali, banche, titoli difensivi e materie prime. A confermarlo sono i fondi azionari europei, che hanno raccolto 13,25 miliardi di dollari di afflussi netti nell’ultima settimana, il dato più alto dal 12 agosto, secondo LSEG Lipper. Anche gli utili del terzo trimestre stanno mettendo in difficoltà i concorrenti americani. Il vantaggio, dunque, c’è, ma per ora non basta a proteggere i listini dal clima di venerdì.

Payroll forti, scommessa sul rialzo

Wall Street ha chiuso in rialzo: il Nasdaq ha guadagnato l’1,09%, il Russell 2000 lo 0,89%, lo S&P 500 lo 0,31% e il Dow Jones lo 0,46%. Il rimbalzo è arrivato dopo la pesante seduta di giovedì, con i titoli dell’AI che hanno recuperato parte del terreno perduto. Il mercato resta fragile: il SOX, l’indice dei semiconduttori, ha chiuso in calo di oltre il 12% dall’inizio della settimana. Il dato che ha guidato la seduta è il rapporto sull’occupazione di ottobre. Le buste paga non agricole sono cresciute di 165 mila unità e il tasso di disoccupazione è sceso in misura inattesa. Il quadro è solido, ma rafforza le attese di un rialzo dei tassi da parte della Fed a dicembre. Dopo il dato, i Treasury a breve scadenza hanno ceduto terreno, con i rendimenti in salita. Anche l’indice manifatturiero ISM ha mostrato una produzione al livello più alto dalla fine del 2021. Il petrolio è rimasto stabile dopo il rialzo di giovedì. Sul fronte diplomatico, Bloomberg riferisce che le parti sarebbero vicine a una “svolta”, ma le notizie restano contraddittorie e non è ancora chiaro quali progressi concreti siano stati compiuti. Il mercato ha quindi retto grazie ai dati interni, senza una risposta chiara al conflitto in Medio Oriente.

Data center, il freno politico

Il tema della giornata è il rapporto tra la costruzione dei data center e la politica. Il timore, emerso dopo le elezioni di metà mandato, è che il nuovo equilibrio renda più difficile la spesa per le infrastrutture dell’AI. Il controllo democratico, però, viene letto anche in senso opposto, come un freno agli investimenti eccessivi. In questo senso, va il commento della governatrice eletta del Texas, Gina Hinojosa, che ha detto di non essere contraria ai data center. Il segnale è rilevante perché il Texas è uno dei territori in cui la costruzione di queste strutture procede più rapidamente. Nel frattempo, le valutazioni sulle future quotazioni restano sotto osservazione. I conti restano solidi, con gli utili del terzo trimestre in crescita del 31%, eppure non bastano a trascinare il mercato. Alcuni osservatori cercano di interpretare positivamente un eventuale rallentamento della costruzione dell’AI, perché i grandi operatori del cloud ne sarebbero i principali beneficiari. Un indicatore di panico sulla volatilità di Goldman Sachs ha raggiunto la zona di panico, un segnale che spesso si muove in direzione opposta alla folla. Se la costruzione dei data center rallenta, i grandi operatori che già possiedono l’infrastruttura restano i candidati più ovvi a beneficiarne. Venerdì il mercato ha provato a leggerla proprio così.