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Insights 7 Ott 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Nell’ambito del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro.” (Mario Draghi)

Mercoledì le Borse europee hanno chiuso in ribasso, vicino ai minimi di seduta, con il FTSE MIB più pesante, in calo del 2,51%: lo Stoxx 600 ha perso l’1%, il DAX l’1,3%, il CAC l’1,2%, il FTSE 100 lo 0,8%. A innescare la vendita è stato il crollo delle obbligazioni europee, trascinato dalla crisi del debito francese. Il decennale di Parigi è salito di 14 punti base al 4,89%, mentre il biennale è salito di 6 punti base al 3,61%. Secondo i media, il governo valuta di emettere più titoli a breve scadenza, perché gli investitori sono sempre meno disposti a prestare per scadenze più lunghe. Le misure di Marine Le Pen, candidata dell’estrema destra alle presidenziali del 2027, prevedono tagli di spesa che hanno dato un po’ di sollievo agli OAT dopo i massimi pluridecennali di martedì, ma per ING molti dei risparmi indicati sono difficili da attuare. Il ministro delle Finanze Lescure ha detto che il governo è pronto ad aggirare il Parlamento se i negoziati sul bilancio si bloccano, con due paletti: un deficit non oltre il 5% del Pil e nessuna misura che freni la crescita. Il governatore della Banca di Francia, Moulin, ha escluso per ora la necessità di un intervento della BCE, ma ha definito la situazione dei titoli francesi complicata e seria. Nel pomeriggio il mercato obbligazionario ha mostrato una stabilizzazione, senza però invertire il quadro.

Small cap sotto pressione

Wall Street ha chiuso in calo ma vicino ai massimi di giornata, dopo i nuovi record di martedì: il Dow Jones ha perso lo 0,66%, lo S&P 500 e il Nasdaq lo 0,22%, il Russell 2000 l’1,31%. Le piccole imprese hanno pagato di più il rialzo dei tassi d’interesse, mentre i settori difensivi hanno resistito meglio. Il comparto dell’intelligenza artificiale è andato in ordine sparso: i semiconduttori hanno ceduto, mentre le memorie sono risalite dopo aver cancellato le perdite iniziali. A sostenere il finale è stata la stabilizzazione dei rendimenti, aiutata dal petrolio più basso dopo che l’Agenzia internazionale dell’energia ha appoggiato un rilascio accelerato di 100 milioni di barili di scorte, e da un’asta decennale accolta bene. Restano però i pesi di fondo: i titoli francesi, di nuovo in calo, la minore domanda di Treasury da parte degli investitori esteri, le scadenze da rifinanziare e il bisogno crescente di capitale esterno per l’AI. In questo quadro, l’attenzione si è concentrata su una società che punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia: un segnale positivo per la domanda di calcolo, ma anche un test su come tale spesa verrà finanziata. Sul piano geopolitico, nel tardo pomeriggio un’anticipazione di The Atlantic ha riferito che Trump starebbe valutando piani d’attacco contro l’Iran prima delle elezioni di metà mandato di novembre, dopo una ripresa dell’attività militare dell’Iran e degli Houthi. Il mercato ha guardato soprattutto alla debolezza dell’ampiezza e alle attese di una forte stagione di utili del terzo trimestre.

Debito francese, contagio sotto esame

Il vero nodo è Parigi, ma il problema non si ferma ai confini francesi. Il rendimento del decennale francese è tornato al 4,89% perché il mercato chiede di più per prestare alla Francia a scadenze più lunghe, mentre il governo cerca di approvare il bilancio 2027 tra proteste di piazza, un’opposizione che propone tagli difficili da realizzare e una maggioranza parlamentare fragile. Se i rendimenti francesi salgono, si allarga il divario con i titoli tedeschi e la pressione si trasmette agli altri paesi con conti più deboli, in un’Eurozona che ha già alle spalle un anno di tassi in aumento. È qui che la domanda sulla BCE diventa più pressante: non si tratta più di decidere se alzare i tassi, ma di capire quanto la banca sia disposta a comprare debito per evitare che il contagio si diffonda. Moulin dice che le condizioni per intervenire non ci sono ancora. Ma finché il bilancio francese non avrà un percorso credibile, ogni nuovo rialzo dei rendimenti riaprirà la stessa domanda, e la risposta del mercato dipenderà più dalla fiducia nei conti di Parigi che dalle parole dei banchieri centrali.