Il punto sul mercato di Integrae SIM

“I tassi d’interesse agiscono sulle valutazioni come la gravità sulla materia.” (Warren Buffett)
Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso la settimana con una seduta pesante, schiacciate dal ritorno delle tensioni in Medio Oriente e da una nuova risalita dei rendimenti che ha cancellato il sollievo del giorno precedente. Lo Stoxx 600 ha perso l’1,1%, il FTSE 100 l’1,4%, il DAX l’1,6%, il CAC l’1,5%, il FTSE MIB l’1,60%. Il quadro geopolitico è stato contraddittorio. Da un lato i nuovi attacchi incrociati tra Arabia Saudita e Houthi e la deviazione dei traffici dal Mar Rosso; dall’altro l’attesa saudita di un ripristino parziale, entro pochi giorni, della capacità dell’oleodotto East-West danneggiato, con gli operatori a caccia di rotte di approvvigionamento alternative. La Cina ha chiesto in privato a Teheran di contenere gli Houthi dopo un appello saudita, e Trump ha detto che gli Stati Uniti sono “sì, spera verso la fine” della guerra con l’Iran, senza però alcuna conferma iraniana sulla ripresa dei negoziati. Il vero peso è arrivato dai Treasury: i rendimenti sono risaliti e hanno annullato i guadagni seguiti alla Fed. Tra le spiegazioni, un rialzo della Bank of Japan meno duro del previsto, che ha riaperto la discussione su se il Giappone dovrà vendere titoli americani, e la debolezza dei bond a livello globale. La stretta della Fed ha alzato l’asticella per le altre banche centrali e ha mantenuto l’attenzione sull’inflazione persistente, sui costi energetici e sul debito pubblico. A sostegno del tema dell’intelligenza artificiale, il Ceo di Nvidia ha ribadito che le vendite di chip raddoppieranno il prossimo anno.
Wall Street rimbalza, l’AI guida
Anche Wall Street ha ritrovato slancio dopo tre sedute consecutive di ribasso: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,62%, l’S&P 500 l’1,14%, il Nasdaq l’1,69%, il Russell 2000 lo 0,55%. Per S&P 500 e Nasdaq è stata la seduta migliore dal 4 agosto, anche se il primo è rimasto leggermente negativo nel corso della settimana, mentre il secondo è tornato appena sopra la parità. Protagonista il tema dell’intelligenza artificiale: i semiconduttori e le memorie hanno corso; le grandi società tecnologiche hanno messo a segno guadagni solidi. Il calo del petrolio ha dato una spinta, pur chiudendo lontano dai minimi, in una giornata di segnali contrastanti dal Medio Oriente: Trump ha valutato di nuovo la ripresa delle operazioni militari, la Cina ha fatto pressione sull’Iran, i flussi di greggio sauditi sono apparsi più resistenti del temuto. Gli acquisti sui Treasury hanno sostenuto il quadro, nonostante le letture degli analisti su una Fed più dura del previsto e i dati del mattino, le richieste di sussidi e la Philly Fed, che hanno confermato un mercato del lavoro solido e prezzi appiccicosi. Il flusso di notizie sull’AI è stato favorevole: l’accordo tra Generac e Amazon, il collocamento di Nebius, le operazioni di CoreWeave e i commenti positivi sulle raccolte di capitale ed emissioni di debito. In direzione opposta, i fondi sistematici: secondo Goldman Sachs, i CTA sono venditori in ogni scenario, con 30 miliardi di dollari in uscita anche a mercato fermo. Sullo sfondo, i toni positivi dalle conferenze delle banche d’affari e il vertice Trump-Xi della prossima settimana.
Sotto la superficie, un mercato in ritirata
I dati sull’ampiezza raccontano un mercato molto più debole di quanto suggeriscano gli indici. Il saldo cumulato tra titoli in rialzo e in ribasso dell’S&P 500 negli ultimi 21 giorni di Borsa è sceso venerdì a -1409, il livello più basso dal 30 marzo, quando aveva toccato -1464 nel mese successivo all’inizio della guerra con l’Iran. Solo il 27,8% delle società è rimasto sopra la media mobile a 50 giorni, minimo dal 2 aprile, e il 48% è sceso sotto la media a 200 giorni, sotto la metà per la prima volta dal 6 aprile. Il quadro è a due velocità: 28 società hanno segnato nuovi massimi a 52 settimane, il numero più alto dal 22 giugno, ma il 27% ha toccato i minimi a 4 settimane. La geografia dei minimi è eloquente: il 55% dei consumi discrezionali, il 48% delle utility, il 43% dei servizi di comunicazione, contro appena il 4% della tecnologia. Il mercato ha premiato un solo settore e ha venduto tutto il resto. Anche nella tecnologia, però, la rotazione è stata violenta: negli ultimi 63 giorni i semiconduttori hanno fatto peggio del software di oltre il 35%, la sottoperformance più ampia da almeno dieci anni. E il fattore momentum, cioè la strategia che compra i titoli saliti di più, ha perso l’11,1% rispetto all’S&P 500 nello stesso periodo, vicino al peggior dato di marzo 2023. Se un indice sale con un titolo su quattro sopra la propria media a 50 giorni, regge solo finché reggono i pochi che lo sostengono. La domanda della settimana non è se i chip continueranno a correre, ma cosa resterà del mercato se si fermano.