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Insights 14 Set 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il momento migliore per pianificare un libro è mentre lavi i piatti.” (Agatha Christie)

L’energia ha ripreso il comando lunedì e le Borse europee hanno chiuso per lo più in calo. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,5%, il DAX lo 0,6%, il CAC lo 0,8%, il FTSE Mib l’1,68%, mentre il FTSE 100 ha guadagnato lo 0,4%. La dipendenza dalle importazioni rende i listini europei particolarmente vulnerabili ai movimenti del petrolio e del gas, e proprio i rincari della settimana scorsa avevano innescato l’irrigidimento delle attese sui tassi: gli swap continuano a prezzare fino a quattro rialzi della BCE e della Bank of England nei prossimi dodici mesi, anche se per la riunione di questa settimana la banca centrale britannica dovrebbe restare ferma. A Francoforte si è aggiunta la politica: secondo le indiscrezioni, i governi dell’Eurozona starebbero negoziando un pacchetto per le tre poltrone di vertice della BCE da chiudere entro fine anno, con Lagarde pronta ad annunciare un’uscita anticipata. Il calendario macro è stato scarno, con l’inflazione svedese finale confermata e i prezzi alla produzione svizzeri in accelerazione ad agosto. A pesare, più dei dati, le parole di Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della BCE, che ha definito piuttosto preoccupanti i recenti sviluppi dei prezzi dell’energia.

Treasury al 5%, l’AI perde slancio

Wall Street ha chiuso lunedì in calo, ma ben lontana dai minimi mattutini. Il Dow ha ceduto lo 0,29%, l’S&P 500 lo 0,48%, il Nasdaq lo 0,56%, il Russell 2000 lo 0,40%. L’S&P 500 a pesi uguali ha però chiuso in rialzo, battendo l’indice ponderato per capitalizzazione di circa 55 punti base: il calo è stato concentrato nei grandi nomi. Sotto pressione l’intero comparto dell’intelligenza artificiale, dai semiconduttori ai macchinari per produrli, dalle memorie ai costruttori di infrastrutture e ai fornitori di energia per i data center. Il pretesto è arrivato dal weekend, con l’avvertimento di Dario Amodei di Anthropic, che ha chiesto un ritmo più lento nello sviluppo dei modelli di frontiera citando rischi di cybersicurezza e di auto-miglioramento incontrollato dei sistemi. Non sono mancate le voci contrarie: un rallentamento delle capacità non implica per forza un rallentamento degli investimenti. I tassi hanno fatto il resto: il rendimento del Treasury decennale ha superato il 5% per la prima volta in tre anni, salvo poi rientrare sotto la soglia. Il petrolio è salito, ma anch’esso lontano dai massimi di giornata, tra la rottura dei colloqui tra Iran e Paesi del Golfo sullo Stretto di Hormuz e le notizie di un’intesa tra Russia e Ucraina per non colpire le rispettive infrastrutture energetiche. Trump ha ripetuto che l’Iran vuole un accordo. Tutto in attesa di mercoledì, quando la Fed dovrebbe alzare i tassi, con il dibattito già spostato sul fatto che una stretta raramente si esaurisce in una sola mossa.

Il gas è il vero problema della BCE

Il petrolio fa i titoli, ma per l’Europa il nodo è il gas. Reuters ha evidenziato che la BCE sta concentrando l’attenzione sui prezzi del gas naturale europeo per misurarne l’impatto sull’inflazione. Schnabel ha riconosciuto i movimenti del greggio, ma ha sottolineato che il gas conta moltissimo per il continente e ha raggiunto livelli molto elevati; il governatore Kazimir ha insistito sui rischi al rialzo per i prezzi. I commenti sono arrivati in una seduta in cui il gas europeo è salito di oltre il 4%, sostenuto dai blocchi nello Stretto di Hormuz, dall’assenza di progressi diplomatici tra Stati Uniti e Iran e dai segnali di allargamento del conflitto tra sauditi e Houthi. Il tempismo è il peggiore possibile: l’Europa si avvicina alla stagione dei consumi invernali con scorte sotto la media. Secondo Gas Infrastructure Europe gli stoccaggi sono pieni al 68% circa, circa il 17% sotto la media stagionale storica, con i prezzi ai massimi da fine 2022. Il quadro però non è uniforme: UniCredit ha ricordato che l’Italia era all’83% la settimana scorsa, sopra l’obiettivo dell’80%, la Spagna al 73%, la Francia al 71%, mentre Germania e Paesi Bassi restano intorno al 50%. Le due maggiori economie industriali dell’area entrano nell’inverno con metà serbatoio e prezzi da crisi. Se la BCE ha davvero spostato il mirino dal petrolio al gas, la traiettoria dei tassi dipenderà da quanto freddo farà, non da quanto diranno i banchieri centrali.