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Insights 26 Lug 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il petrolio ha fatto più danni alla democrazia che qualsiasi ideologia.” (Fareed Zakaria)

Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso in rialzo, con i mercati che hanno digerito la scelta della Bce di lasciare i tassi invariati e le nuove misure tariffarie americane in un clima di cauto ottimismo. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,8%, il DAX l’1,4%, il FTSE 100 e il CAC lo 0,9% ciascuno e il FTSE MIB lo 0,95%. La Bce come atteso, non ha toccato i tassi, ma le fonti post-riunione hanno indicato la probabilità di un rialzo a settembre in assenza di cambiamenti significativi nel quadro macro, con i funzionari che hanno segnalato rischi di inflazione elevati. Sul fronte macro, il PMI composito flash dell’Eurozona ha sorpreso al rialzo a luglio, tornando sopra la soglia di 50 che separa espansione da contrazione per la prima volta da marzo, con la Germania a guidare il rimbalzo in entrambe le componenti manifatturiera e servizi, e i costi che si sono attenuati ai minimi del periodo post-guerra. Gli analisti hanno però avvertito che la rilevazione precede la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran. Sul fronte commerciale, l’amministrazione americana ha annunciato nuovi dazi tra il 10% e il 12,5% su circa 60 paesi per presunte violazioni sulle pratiche di lavoro forzato, con effetto dalla mezzanotte di venerdì ora americana, sostituendo le tariffe al 10% in scadenza. Le esenzioni coprono energia, gas, fertilizzanti e alcune merci che gli Stati Uniti non producono.

A Wall Street la rotazione premia i ciclici, penalizza i semiconduttori

Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in territorio misto, lontana dai massimi di seduta, concludendo un’altra settimana in calo per i principali indici. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,46%, l’S&P 500 lo 0,05%, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,64% e il Russell 2000 lo 0,35%. La partecipazione al rialzo è risultata però positiva con un rapporto di oltre due a uno tra titoli in rialzo e in calo, con la versione a pari peso dell’S&P 500 che ha sovraperformato quella a capitalizzazione di circa 80 punti base. La dinamica di rotazione ha dominato la seduta: il momentum ha ceduto terreno con semiconduttori e memoria in calo, mentre i settori ciclici hanno sovraperformato. Un possibile contributo alla debolezza dei chip è arrivato dalla prossima quotazione sul mercato americano di CXMT, produttore cinese di semiconduttori. Il petrolio ha chiuso in calo venerdì, possibile segnale di un allentamento del rischio geopolitico, anche con attacchi Houthi nel Mar Rosso apparentemente più contenuti. Il mercato guarda alla prossima riunione del FOMC di luglio, con il mercato che prezza circa 42 punti base di rialzi della Fed entro fine anno, vicino ai massimi dell’anno.

I nuovi dazi americani: struttura più solida, portata più ampia

Il pacchetto tariffario annunciato venerdì segna un’evoluzione significativa nella strategia commerciale dell’amministrazione Trump. L’utilizzo della Sezione 301 del Trade Act del 1974 offre una base giuridica più robusta rispetto ai poteri di emergenza bocciati dalla Corte Suprema a febbraio, con il vantaggio di un iter procedurale che storicamente ha resistito ai ricorsi giudiziari. I dazi tra il 10% e il 12,5% si applicano a circa 60 paesi citati per pratiche di lavoro forzato nelle filiere di esportazione, con esenzioni per energia, gas, fertilizzanti e alcune categorie non prodotte negli Stati Uniti. Un secondo pacchetto di indagini è già in corso su Cina, Giappone, Messico e Unione Europea per eccesso di capacità produttiva, con aliquote non ancora definite. Per l’Europa, il rischio più immediato non è tanto questo primo strato di dazi ma la seconda tornata, che potrebbe colpire settori chiave dell’export europeo. Sullo sfondo, la minaccia di Trump di dazi aggiuntivi sull’UE in risposta alle multe alle società tecnologiche americane aggiunge un ulteriore fronte di tensione commerciale transatlantica, anche se il mercato per ora tende a ridimensionare il rischio di un’escalation tariffaria più ampia in avvicinamento alle elezioni di metà mandato.