Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Il denaro non ha patria, i finanzieri non hanno patriottismo né decenza.” (Napoleone Bonaparte)
Le Borse europee hanno chiuso in rialzo martedì, vicino ai massimi di seduta. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,5%, il DAX lo 0,6%, il FTSE MIB lo 0,81%, il FTSE 100 lo 0,5% e il CAC lo 0,2%. Il tema della disruption competitiva legata al modello Kimi K3 di Moonshot continua a pesare sulle scelte dei grandi fornitori di infrastrutture cloud e sulle implicazioni per il loro debito. La stessa Moonshot ha temporaneamente sospeso le nuove sottoscrizioni per problemi di capacità, un aspetto che, paradossalmente, rafforza la tesi di un aumento dei finanziamenti tramite la quotazione in Borsa. Il mercato continua a ignorare la geopolitica nonostante le crescenti tensioni: gli Houthi hanno annunciato un blocco navale contro l’Arabia Saudita, mentre le ostilità tra Stati Uniti e Iran restano elevate, con il petrolio in rialzo di oltre il 20% nel corso del mese. Sul fronte macro, il sondaggio ZEW ha mostrato un miglioramento significativo del sentiment nell’Eurozona e in Germania, mentre il sondaggio della Bce sul credito bancario ha registrato un inasprimento delle condizioni di prestito con un lieve aumento della domanda di credito da parte delle imprese.
I dazi aprono un nuovo fronte
Wall Street ha chiuso in rialzo martedì, vicino ai massimi della seduta. Il Russell 2000 ha guadagnato l’1,53%, il Nasdaq l’1,29%, l’S&P 500 lo 0,89% e il Dow Jones lo 0,74%. Il rimbalzo del momentum è stato il tema principale, con memoria, semiconduttori e infrastrutture per l’intelligenza artificiale tutti in rialzo, anche se nessun catalizzatore specifico ha innescato il movimento. L’annuncio di un rialzo dei prezzi da parte di Taiwan Semiconductor è stato citato da alcuni come giustificazione a posteriori. Il dibattito su quanto sia duraturo il rimbalzo e su ciò che potrebbe riportare al centro la narrativa della domanda insaziabile di calcolo nell’intelligenza artificiale resta aperto. Sullo sfondo, l’attenzione si sposta su Alphabet, che riprende dopo la chiusura di mercoledì. Sul fronte commerciale, la Casa Bianca ha annunciato dazi aggiuntivi del 50% su una serie di importazioni canadesi ai sensi della Sezione 338 del Tariff Act del 1930, in risposta alle misure di ritorsione di Ottawa: le tariffe colpiranno prodotti come il latte, la birra e il compensato, escludendo energia e minerali. Il primo ministro canadese Carney ha dichiarato che il Canada ha agito nei propri diritti, ma si dice pronto al dialogo. Nel frattempo, il Financial Times riporta che gli Stati Uniti potrebbero annunciare già questa settimana nuovi dazi su decine di paesi, in sostituzione delle tariffe globali al 10% in scadenza venerdì, con le nuove aliquote probabilmente comprese tra il 10% e il 12,5%.
I dazi tornano protagonisti
Il ritorno dei dazi come tema di mercato arriva in un momento delicato, con l’amministrazione Trump che si muove su più fronti contemporaneamente. I dazi sul Canada colpiscono una fascia specifica di esportazioni, ma segnalano una disponibilità a usare strumenti commerciali aggressivi anche con i partner più vicini, in un momento in cui gli Stati Uniti e il Messico tengono colloqui bilaterali per rivedere l’USMCA senza coinvolgere Ottawa. Per l’Europa, il rischio più immediato riguarda i nuovi dazi attesi questa settimana, che andrebbero a sostituire le tariffe globali al 10% in scadenza: la struttura giuridica scelta dopo la bocciatura della Corte Suprema è più solida e difficile da contestare. L’amministrazione sembra però sensibile all’impatto sui prezzi al consumo in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, un fattore che potrebbe limitare la portata delle nuove misure. Il mercato, per ora, ha reagito con relativa calma, ma il combinato disposto di tensioni energetiche, dazi crescenti e incertezza sull’intelligenza artificiale crea un contesto in cui ogni nuovo annuncio rischia di trovare un sentiment meno tollerante del solito.