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Insights 25 Giu 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.” (Edmund Burke)

Le Borse europee hanno chiuso in rialzo giovedì, con lo Stoxx 600 ai massimi storici. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,8%, il DAX l’1%, il FTSE 100 lo 0,7%, il CAC lo 0,5% e il FTSE MIB lo 0,28%. L’attenzione resta concentrata sul settore tecnologico, dove emerge una marcata divergenza tra la forza dei semiconduttori e della memoria e la debolezza dei Magnifici Sette. A spingere il comparto memoria sono stati i risultati record di Micron, che hanno contribuito a smorzare i timori sulla ciclicità del settore, oltre alle indicazioni positive emerse dall’investor day di Qualcomm sull’intelligenza artificiale. I costi della memoria e le strozzature nell’offerta stanno però colpendo i produttori di hardware tecnologico, alimentando i timori di un’inflazione legata proprio agli investimenti nell’intelligenza artificiale, con Apple che ha già annunciato rialzi di prezzo dei propri prodotti. Il calo del prezzo del petrolio ha offerto un sollievo notevole ai rendimenti obbligazionari, alimentando la speranza di un allentamento delle aspettative restrittive delle banche centrali. Il membro del comitato esecutivo della Bce Schnabel ha però chiarito che l’istituto dovrà comunque alzare ulteriormente i tassi d’interesse per riportare l’inflazione al target del 2%, riconoscendo che il cessate il fuoco in Medio Oriente ha migliorato il quadro, ma che i prezzi energetici restano significativamente più alti rispetto al periodo pre-conflitto. Posizione condivisa dal nuovo membro del Consiglio direttivo, Zigman, secondo cui contenere l’inflazione resta la priorità assoluta della Bce, pur accogliendo con favore il calo dei prezzi del petrolio.

Wall Street tranquilla in superficie, agitata sotto

Wall Street ha chiuso in territorio misto giovedì, con il Dow Jones in rialzo dello 0,14% e il Russell 2000 in rialzo dello 0,71%, mentre l’S&P 500 è rimasto invariato e il Nasdaq è sceso dello 0,46%. Sotto la superficie, però, il mercato si è mosso parecchio: la versione a pari peso dell’S&P 500 ha sovraperformato quella a capitalizzazione di quasi 70 punti base, grazie alla forza dei titoli ciclici e di quelli legati alla riapertura economica, mentre i Magnifici Sette sono tornati a essere una fonte di liquidità per altri investimenti. Il momentum ha ripreso slancio grazie al ritorno di forza nelle memorie e nei semiconduttori, sostenuto dai risultati eccezionali di Micron e dagli accordi di fornitura strategica annunciati dalla società. Apple e Microsoft hanno annunciato rialzi di prezzo sui prodotti hardware destinati ai consumatori, mentre anche i produttori di hardware per data center legati all’intelligenza artificiale sono finiti sotto pressione: la stampa finanziaria ha iniziato a descrivere il boom di investimenti nell’AI come un possibile motore di una terza ondata inflazionistica. Le piccole capitalizzazioni, gli industriali, le costruzioni e le banche sono stati tra i protagonisti positivi della rotazione settoriale, con i risultati degli stress test della Fed che non hanno particolarmente influenzato il sentiment bancario, anche se gli operatori restano ottimisti su possibili aumenti dei dividendi.

La Bce divisa: i falchi spingono per un altro rialzo, i dati dicono il contrario

Il dibattito interno alla Bce si fa sempre più acceso proprio mentre i dati sembrano andare in direzione opposta rispetto alle richieste dei membri più rigidi. Schnabel ha ribadito la necessità di un ulteriore rialzo dei tassi, una posizione rafforzata dal nuovo membro croato Zigman. Il capo economista Lane aveva già avvertito che i rischi di inflazione resteranno al di sopra del target del 2% “per un periodo piuttosto lungo”, mentre Vujcic ha sottolineato che sia le pressioni sui prezzi headline che quelle sottostanti resteranno “più alte per più a lungo”. Eppure i dati PMI dell’Eurozona raccontano una storia diversa, rafforzando le aspettative che la Bce possa non dover muoversi ulteriormente quest’anno, e la stessa presidente Lagarde ha minimizzato il rischio di effetti di seconda tornata persistenti legati ai costi energetici. Il petrolio che tratta vicino ai minimi di marzo, con il Brent ai livelli più bassi da febbraio, rende la posizione dei falchi sempre più difficile da sostenere sul piano dei numeri, anche se la credibilità accumulata nelle ultime settimane potrebbe spingere l’istituto verso almeno un’ultima mossa precauzionale prima di fermarsi davvero.