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Insights 22 Giu 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Non temere la lentezza, temi solo l’immobilità.” (Confucio)

Le Borse europee hanno chiuso in territorio prevalentemente positivo lunedì, con lo Stoxx 600 in rialzo dello 0,6%, il FTSE 100 dello 0,7% e il DAX dello 0,6%, mentre il CAC ha perso lo 0,2% e il FTSE MIB ha chiuso quasi invariato a -0,1%. La notizia più rilevante è arrivata dal Regno Unito, dove il primo ministro Starmer ha annunciato le proprie dimissioni, chiedendo al comitato esecutivo nazionale del partito di fissare un calendario per la corsa alla leadership. Andy Burnham ha confermato la propria candidatura, con il sostegno dell’ex ministro della Salute Streeting, un’ipotesi che potrebbe portarlo a diventare primo ministro già entro il 17 luglio, in assenza di altri candidati. Sul fronte della politica monetaria, la presidente della Bce, Lagarde, ha minimizzato il rischio di effetti di seconda tornata, in un’audizione parlamentare, riducendo le probabilità di un rialzo dei tassi a luglio. La fiducia dei consumatori dell’Eurozona è migliorata a giugno, pur restando in territorio negativo. In Germania, la coalizione guidata dal cancelliere Merz si prepara a sostenere una riforma del sistema pensionistico. Sullo sfondo, analisti e funzionari iniziano a segnalare una crescente concorrenza asiatica per le limitate forniture di gas, un svantaggio competitivo che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Wall Street divisa: la big tech arretra, i semiconduttori tengono

Wall Street ha chiuso in territorio misto lunedì, con il Dow Jones in rialzo dello 0,29% e il Russell 2000 in rialzo dello 0,83%, che ha toccato un nuovo massimo storico, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,37% e il Nasdaq l’1,32%. La debolezza della big tech è stata la nota dominante della seduta, con Alphabet, colpita dalle partenze di figure chiave nella divisione di intelligenza artificiale, e SpaceX, ormai scesa di oltre il 30% dal picco della settimana scorsa, tra i titoli più penalizzati. L’impatto sul mercato è stato però attenuato dalla forza dei semiconduttori e delle memorie, con l’attenzione degli investitori concentrata sui risultati di Micron in arrivo e sulle notizie di vincoli di fornitura e di prezzi più alti nel comparto delle memorie. Il calo del petrolio, favorito dai progressi nei colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera e dalla ripresa dei transiti nello Stretto di Hormuz, non è bastato a frenare i rendimenti obbligazionari, con l’attenzione del mercato che si sposta sempre più dal petrolio alla Fed: il mercato prezza ora circa 40 punti base di rialzi entro fine anno. Sia Bank of America che Deutsche Bank prevedono ormai rialzi dei tassi quest’anno, rispettivamente di 75 e 50 punti base.

La Bce frena sull’azione a luglio: settembre il vero banco di prova

La presidente della Bce, Lagarde, ha dichiarato davanti ai parlamentari europei che non ci sono evidenze di un disancoraggio delle aspettative di inflazione che giustificherebbero una risposta più aggressiva, riducendo sensibilmente le probabilità di un rialzo dei tassi a luglio. Gli economisti sell-side si attendono ora una mossa precauzionale a settembre, quando le nuove proiezioni macroeconomiche offriranno un quadro più chiaro e renderanno la decisione più semplice da comunicare. Il mercato dei tassi dell’Eurozona prezza circa 33 punti base di rialzi entro fine anno. Il dibattito interno al Consiglio direttivo si è fatto più sottile: i funzionari più rigidi sostengono che l’accordo iraniano difficilmente ridurrà in modo significativo le pressioni inflazionistiche già in corso nell’economia, mentre quelli più accomodanti temono un eccesso di restrizioni in un contesto di crescita che sta già rallentando. Gli indicatori salariali più recenti mostrano una moderazione e il mercato del lavoro inizia a mostrare segnali di raffreddamento. Il dibattito, sempre più, non riguarda se l’inflazione possa riaccelerare, ma quanta restrizione aggiuntiva sia davvero necessaria per assicurare che continui a muoversi verso il target in modo duraturo.