Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La verità è raramente pura e mai semplice.” (Oscar Wilde)
Le borse europee hanno chiuso in territorio misto giovedì, con il tono restrittivo della Fed che ha pesato sul sentiment nonostante la firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,3%, il FTSE 100 l’1%, mentre il DAX e il CAC hanno guadagnato lo 0,4% ciascuno e il FTSE MIB lo 0,18%. Con la firma ufficiale del memorandum d’intesa da parte di Trump e della controparte iraniana, il blocco navale americano è stato revocato e la fiducia nella riapertura dello Stretto di Hormuz è aumentata, anche se l’Iran ha annunciato l’intenzione di applicare pedaggi al transito una volta scaduto il periodo negoziale di 60 giorni. Il mercato sconta ora 38 punti base di rialzi della Fed entro fine anno, con un primo aumento di 25 punti base atteso entro settembre. Sul fronte delle banche centrali europee, la giornata è stata densa: la Bank of England ha lasciato i tassi invariati con un voto 7-2, mantenendo la disponibilità ad agire in entrambe le direzioni man mano che emergeranno nuovi dati. La Norges Bank norvegese ha confermato i tassi e ha segnalato la probabilità di un ulteriore rialzo in futuro, mentre la SNB svizzera ha lasciato il tasso di riferimento a 0% come atteso, indicando pressioni sui prezzi a medio termine sostanzialmente invariate rispetto all’ultima valutazione.
Wall Street rimbalza: petrolio giù, semiconduttori su, accordo iraniano digerito
Wall Street ha chiuso in rialzo giovedì, scrollandosi di dosso il peso della riunione restrittiva della Fed della vigilia. Il Nasdaq ha guadagnato l’1,91%, il Russell 2000 il 2,12%, l’S&P 500 l’1,09% e il Dow Jones lo 0,14%. I semiconduttori e la memoria hanno guidato il rialzo, con Nvidia e Amazon tra i protagonisti del settore big tech. La firma del memorandum d’intesa ha spinto il petrolio ai livelli più bassi dall’inizio del conflitto, con il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti sceso sotto i 4 dollari al gallone. L’assenza di catalizzatori specifici non ha impedito al mercato di trovare la via del rialzo, con la domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale tornata al centro dell’attenzione dopo la pausa della settimana scorsa. Gli analisti iniziano già a guardare alla stagione delle trimestrali del secondo trimestre, che prenderà il via a metà luglio: il consensus stima una crescita degli utili per azione dell’S&P 500 di quasi il 22%.
I semiconduttori ignorano Cook, il posizionamento si è alleggerito
I titoli dei semiconduttori in Corea del Sud e negli Stati Uniti hanno continuato a salire giovedì nonostante le parole del CEO di Apple, Tim Cook, che ha avvertito di aumenti di prezzo imminenti per effetto del balzo dei costi di memoria e storage, aggiungendo che la società sarebbe disposta a usare il proprio bilancio per espandere la capacità produttiva nel settore. Cook ha anche suggerito di allentare le restrizioni sugli acquisti dalla Cina. Il mercato sembra aver interpretato le sue parole come una conferma della domanda strutturale nel settore, anziché come un segnale negativo. Sul fronte dell’asset allocation, Deutsche Bank ha rilevato che l’esposizione complessiva degli investitori all’azionario è scesa bruscamente la settimana scorsa dal 66° al 34° percentile, trascinata dalle vendite sui titoli di grande capitalizzazione tecnologica, un alleggerimento che, storicamente, crea spazio per ulteriori acquisti. Il sentiment degli investitori individuali, misurato dall’AAII, aveva toccato -17,3% nel fine settimana scorso, il livello più basso da inizio aprile. Wells Fargo ha alzato il target di fine anno sull’S&P 500 a 7.950 da 7.300, citando utili aziendali più forti del previsto, con le stime di utile per azione per il 2026 e il 2027 riviste al rialzo rispettivamente dell’8% e del 7%, e un quadro macro meno preoccupante dopo l’accordo iraniano.