Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Tutto scorre, nulla rimane.” (Eraclito)
Le Borse europee hanno chiuso in forte rialzo venerdì, con i mercati che hanno accolto con entusiasmo le notizie di un possibile accordo imminente tra Stati Uniti e Iran. Lo Stoxx 600 ha guadagnato l’1,9%, il FTSE MIB il 2%, il DAX e il CAC l’1,8% ciascuno e il FTSE 100 l’1,6%. Trump ha annullato i raid pianificati contro l’Iran e ha dichiarato che i punti principali dell’accordo sono stati approvati. Secondo Axios, la bozza del memorandum d’intesa prevede un’estensione del cessate il fuoco di 60 giorni, un quadro per la gestione delle scorte di uranio e la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza pedaggi, con una possibile firma già domenica a Ginevra, a margine del G7. L’Iran ha però frenato gli entusiasmi, dichiarando che lo Stretto non tornerà ai livelli pre-guerra e che il memorandum è ancora in fase di stesura. Il calo del petrolio e il ribasso dei rendimenti obbligazionari hanno sollevato le aspettative sui tassi, con il mercato che ora sconta un solo rialzo pieno della Bce entro fine anno e un aumento della Bank of England, rispetto alle attese più aggressive di qualche settimana fa. Il Bund tedesco è sceso di oltre 5 punti base al 2,97%, il livello più basso dal 29 maggio, mentre il Gilt britannico ha perso oltre 10 punti base, toccando il minimo dal 20 aprile, vicino al 4,80%. Gli investitori hanno anche digerito la decisione della Bce del giorno prima: le fonti post-riunione indicano che un rialzo a luglio è improbabile, salvo un brusco aumento dei prezzi energetici, con Lagarde che ha suonato toni leggermente più rigidi, pur riconoscendo il deterioramento della crescita.
Wall Street chiude una settimana volatile in rialzo: SpaceX debutta a +25%
Wall Street ha chiuso in rialzo venerdì in una seduta altalenante, con i mercati che si sono mossi al ritmo delle notizie sull’accordo iraniano. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,70%, l’S&P 500 lo 0,50%, il Russell 2000 lo 0,79% e il Nasdaq lo 0,31%. Il debutto in borsa di SpaceX ha dominato l’attenzione degli investitori, con le azioni scambiate a circa il 25% sopra il prezzo di offerta. I semiconduttori e la memoria si sono stabilizzati dopo giorni di pressione, anche se parte delle vendite era stata alimentata da chi liquidava posizioni per finanziare l’acquisto di azioni di SpaceX. Funzionari della Casa Bianca si sono detti tra l’80% e l’85% fiduciosi sulla firma dell’accordo con l’Iran, specificando che il deal prevederà la riapertura dello Stretto di Hormuz e il controllo americano sul materiale nucleare iraniano, con benefici economici per Teheran legati al rispetto degli impegni. Sul fronte dell’offerta azionaria, gli analisti segnalano un calendario sempre più affollato per il resto dell’anno, con annunci di aumenti di capitale da parte di Super Micro Computer e Oracle e una potenziale offerta di Meta, elementi che potrebbero pesare sulla domanda di titoli già in portafoglio.
Obbligazioni e azioni insieme al rialzo: il mercato scommette sulla pace
La seduta di venerdì ha offerto uno di quei rari momenti in cui azioni e obbligazioni salgono insieme, un segnale che il mercato sta scontando una riduzione genuina del rischio geopolitico anziché una semplice rotazione. Il calo del petrolio ha tolto pressione sia sull’inflazione sia sui rendimenti, permettendo ai settori ciclici e a quelli più sensibili ai tassi di interesse di sovraperformare. Qualche analista avverte però che il mercato potrebbe sottostimare la durata residua del conflitto: la storia dei negoziati USA-Iran degli ultimi mesi insegna che ogni annuncio di svolta ha comportato nuove complicazioni. Il memorandum d’intesa, se firmato, rappresenterebbe comunque solo il primo passo: la riapertura effettiva dello Stretto, la gestione delle mine, il dossier nucleare e le sanzioni sono capitoli che richiedono mesi di lavoro. Per i mercati europei, la vera svolta arriverà quando il gas e il petrolio torneranno stabilmente a livelli pre-conflitto, liberando la Bce dalla pressione di dover scegliere tra combattere l’inflazione e sostenere una crescita già fragile.