Insights & Research

Home / Insights / Il punto sul mercato di Integrae SIM
Insights 25 Mag 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Chi ha il petrolio ha il potere.” (Enrico Mattei)

Venerdì scorso le Borse europee hanno chiuso in rialzo, vicino ai massimi di seduta, in una settimana che ha confermato che i mercati continuano a scommettere su una soluzione diplomatica nonostante l’altalena di dichiarazioni da parte di Usa e Iran. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,7%, il DAX l’1,1%, il FTSE MIB lo 0,7%, il CAC lo 0,4% e il FTSE 100 lo 0,2%. Sul fronte iraniano, il principale elemento di sostegno resta la mancanza di appetito per una nuova escalation, anche se il nodo del programma nucleare e il controllo dello Stretto di Hormuz continuano a bloccare qualsiasi accordo. Il capo dell’esercito pakistano, Munir, principale mediatore tra Teheran e Washington, è partito alla volta dell’Iran, un segnale che i canali diplomatici restano aperti. La situazione energetica rimane però critica: le esportazioni iraniane di petrolio sono vicine a zero e i carichi attraverso lo Stretto di Hormuz sono al 95% al di sotto della norma. Sul fronte macro, l’indicatore dei salari negoziati della Bce per il primo trimestre è uscito al 2,5%, sotto il 2,9% del quarto trimestre 2025 e le attese, un dato che avrebbe potuto ridurre la pressione per un rialzo dei tassi. La presidente Lagarde ha però chiarito che anche una riapertura immediata dello Stretto non basterebbe a fermare l’inflazione, per via degli effetti ritardati dello shock energetico già accumulato. Il PIL tedesco del primo trimestre ha confermato la stima preliminare di +0,3% trimestrale.

Otto settimane di rialzi per l’S&P 500: la resilienza stupisce ancora

Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in rialzo per la terza seduta consecutiva, con l’S&P 500 che ha inanellato l’ottava settimana positiva di fila, la striscia più lunga dal 2023, portandosi a circa 0,3% dal massimo storico di chiusura. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,58%, il Russell 2000 lo 0,91%, l’S&P 500 lo 0,37% e il Nasdaq lo 0,19%. I semiconduttori e la memoria hanno guidato i guadagni, mentre la big tech ha chiuso per lo più in rosso con Tesla e Apple come eccezioni positive. La tenuta del mercato azionario di fronte al nuovo rialzo dei rendimenti obbligazionari ha sorpreso molti operatori: i commenti del membro della Fed Waller, più rigidi del previsto, e un nuovo balzo delle aspettative di inflazione hanno spinto al rialzo i tassi, senza però trascinare le azioni al ribasso. Qualche preoccupazione emerge sulla natura sempre più strutturale delle pressioni al rialzo sui rendimenti, con alcune banche d’investimento che hanno recentemente segnalato il ritorno di una correlazione negativa tra Treasury e azioni americane, uno sviluppo che complicherebbe la gestione del rischio nei portafogli bilanciati.

La Bce verso il rialzo di giugno: i salari non bastano a fermare la mossa

Il dato sui salari negoziati, più basso delle attese, non ha cambiato i piani della Bce. Secondo fonti citate da Reuters, il rialzo dei tassi del 11 giugno è ormai praticamente deciso, con le prospettive di inflazione stabilmente spostate verso lo scenario avverso dell’istituto e senza alcun accordo sul conflitto iraniano in vista. Anche un cessate il fuoco dell’ultimo minuto non cambierebbe la traiettoria, poiché i mercati energetici richiederebbero tempo per normalizzarsi e la Bce deve proteggere la propria credibilità dopo aver segnalato la mossa con chiarezza. I mercati scontano tre rialzi nei prossimi dodici mesi, ma la banca non si impegnerà su un percorso predefinito: le fonti suggeriscono che luglio potrebbe saltare in attesa delle nuove proiezioni di settembre, con la prossima mossa valutata di volta in volta in base ai dati disponibili.