Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Non tutto ciò che luccica è oro.” (William Shakespeare)
Le Borse europee hanno chiuso in ribasso giovedì, cedendo i guadagni mattutini e terminando vicino ai minimi della seduta. Lo Stoxx 600 ha perso l’1,1%, il FTSE 100 l’1,5%, il CAC l’1,2%, il DAX l’1% e il FTSE MIB lo 0,82%. I mercati attendono la risposta iraniana alla proposta americana, in un contesto in cui il sentiment è stato leggermente appesantito dall’annuncio di Teheran di regole formali per il transito nello Stretto di Hormuz, letto come un segnale di irrigidimento. Lo scetticismo sulla possibilità di raggiungere un’intesa sul nucleare e sulle scorte di uranio arricchito resta alto, così come le resistenze iraniane al controllo dello Stretto. Nel tardo pomeriggio le tensioni sono tornate a salire dopo che l’Iran ha accusato gli Emirati Arabi di aver bombardato obiettivi iraniani e sono circolate notizie di nuovi scambi di fuoco nello Stretto. Sullo sfondo, la pausa geopolitica ha continuato a spostare l’attenzione degli investitori verso i temi strutturali: la domanda di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale e la solidità delle trimestrali restano i principali argomenti di supporto per i mercati. Sul fronte della politica monetaria, la Riksbank, ovvero la banca centrale di Svezia, ha lasciato i tassi invariati come atteso, segnalando che con l’inflazione sotto il target e un’economia debole c’è margine per aspettare prima di muoversi.
Wall Street arretra: i semiconduttori si fermano, il consumatore vacilla
Wall Street ha chiuso in ribasso giovedì, recuperando parzialmente dai minimi della seduta. Il Dow Jones ha perso lo 0,63%, l’S&P 500 lo 0,38%, il Nasdaq lo 0,13% e il Russell 2000 l’1,63%. I semiconduttori hanno subito un brusco ritracciamento dopo una corsa straordinaria che aveva iniziato ad alimentare preoccupazioni di bolla. Nessun elemento specifico ha innescato la vendita: la domanda di infrastrutture di calcolo per l’intelligenza artificiale resta il tema dominante, e il calo dei prezzi dei semiconduttori ha paradossalmente dato respiro al software, sostenuto anche da alcune trimestrali positive. La nota più preoccupante della giornata è arrivata dalle trimestrali sul fronte dei consumi: diverse aziende hanno segnalato pressioni inflazionistiche e un orientamento dei clienti verso prodotti meno costosi, accendendo i riflettori sulla tenuta della domanda delle famiglie americane. Sul fronte geopolitico, il mercato continua ad aspettare la risposta iraniana in un clima di attesa che si è fatto più teso nel finale di seduta, con le notizie sugli scambi di fuoco nello Stretto.
Le trimestrali europee: i numeri battono le attese, ma il futuro è meno luminoso
Le Borse europee hanno recuperato dai minimi del conflitto anche grazie a una stagione di trimestrali migliore del previsto: la crescita degli utili dell’MSCI Europe nel primo trimestre si è attestata al 5,6% anno su anno, rispetto al 2,6% stimato prima dell’avvio della stagione. Sotto la superficie, però, il quadro è meno rassicurante. La crescita è stata trainata quasi interamente da energia, minerari e semiconduttori: al netto di questi settori, le revisioni degli utili sono negative. Meno del 50% delle società dell’MSCI Europe ha superato le stime nel trimestre, e i principali indicatori dei consumi hanno segnalato una domanda più debole legata al conflitto in Iran. Barclays ha mantenuto la propria preferenza per gli Stati Uniti rispetto all’Europa proprio su questa base. Il consensus stima una crescita degli utili europei dell’11% per il 2026 e del 10,2% per il 2027, ma Goldman Sachs giudica queste stime ottimistiche, prevedendo rispettivamente il 10% e il 5% e avvertendo che i margini netti dello Stoxx 600 potrebbero essere rivisti al ribasso di circa 100 punti base, man mano che i costi fissi, mascherati oggi dai ricavi del settore energetico, si faranno sentire con il ritardo tipico del ciclo, come già accaduto tra il 2022 e il 2023.