Il punto sul mercato di Integrae SIM

“Le nazioni non hanno amici permanenti, solo interessi permanenti.” (Henry Kissinger)
Le Borse europee hanno chiuso in territorio prevalentemente positivo martedì, in una seduta che ha saputo scrollarsi di dosso le tensioni della vigilia. Lo Stoxx 600 ha guadagnato lo 0,7%, il DAX l’1,7%, il FTSE MIB il 2,27%, il CAC l’1%, mentre il FTSE 100 ha perso l’1,4%. La giornata era partita in salita dopo che lunedì gli Stati Uniti e l’Iran si erano scambiati colpi nello Stretto di Hormuz, con Washington che ha lanciato la cosiddetta “Project Freedom” per garantire il transito delle navi mercantili. Il porto emiratino di Fujairah e alcune petroliere erano stati colpiti, contribuendo a un’impennata del greggio. Gli sviluppi avevano messo in luce la fragilità del cessate il fuoco, con le due parti ancora lontane da un accordo. La continua oscillazione di Trump tra escalation e ricerca di un accordo viene letta dagli analisti come il principale fattore che prolunga lo stallo sullo Stretto e mantiene l’offerta di greggio sotto pressione. A invertire il sentiment nel corso della seduta è stata la conferma che il cessate il fuoco regge nonostante la fiammata della vigilia, con il calo del petrolio e la stabilizzazione dei rendimenti che hanno tolto due dei principali freni al mercato. Sul fronte della politica monetaria, il presidente della Bundesbank Nagel ha dichiarato che la Bce dovrà alzare i tassi a giugno in assenza di un miglioramento significativo delle prospettive di inflazione.
Wall Street sale ancora: utili e AI tengono il mercato in quota
Wall Street ha chiuso in rialzo martedì in una seduta tranquilla, con i principali indici che hanno terminato leggermente sotto i massimi di giornata. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,73%, l’S&P 500 lo 0,81%, il Nasdaq l’1,03% e il Russell 2000 l’1,75%. La conferma che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran regge nonostante la fiammata di lunedì ha permesso al mercato di riprendere la rotta. Il calo del petrolio e la stabilizzazione dei rendimenti hanno rimosso i due principali ostacoli della seduta precedente. A fare da traino restano le trimestrali del primo trimestre, con la domanda di infrastrutture di calcolo e gli investimenti in intelligenza artificiale che continuano a essere il principale argomento rialzista. Il rally resta però guidato da pochi titoli, con il fattore momentum che continua a sovraperformare mentre la partecipazione allargata del mercato fatica a consolidarsi. Sul fronte macro, l’ISM servizi di aprile si è mantenuto in zona di espansione, anche se il report ha alimentato le preoccupazioni sull’inflazione legate alle tensioni in Medio Oriente. Tra i fattori di supporto citati dagli operatori: la stagionalità positiva di maggio, la riapertura delle finestre di riacquisto azionario e il ritorno degli investitori retail.
Europa: resiliente più del previsto, ma il rally è ancora a due velocità
La tenuta dei mercati azionari europei di fronte allo shock energetico e al deterioramento dei dati macro ha colpito gli analisti. Goldman Sachs ha osservato che lo Stoxx 600 ha seguito da vicino l’andamento dell’energia e dei tassi, ma l’impatto è stato contenuto grazie agli alti livelli di scorte, all’abbondante offerta proveniente dalle Americhe e al crollo della domanda in Asia. La banca ha alzato le stime sul Brent a 90 dollari al barile per il quarto trimestre 2026 e sul TTF a 40 euro per megawattora, ma ha contestualmente rivisto al rialzo la crescita degli utili per azione europea al 10% per il 2026, mantenendo le valutazioni resilienti a 14,4 volte gli utili attesi e alzando il target a dodici mesi sullo Stoxx 600 a 625 da 605,50. La banca favorisce un posizionamento bilanciato, con sovrappeso su banche, tecnologia e difesa, e una preferenza per i beni di prima necessità e le telecomunicazioni tra i difensivi. Più cauta la lettura di JPMorgan, che considera l’Eurozona un perdente relativo nel breve termine per via dell’incertezza geopolitica e del rimbalzo dei Magnifici Sette americani. La profondità del rally resta limitata, con i ciclici dei consumi vicini ai minimi e la difesa che non riesce a sovraperformare nonostante il conflitto in corso.