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Insights 13 Apr 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

La pace è più difficile della guerra. La guerra finisce, la pace bisogna costruirla ogni giorno.” (Alcide De Gasperi)

Le Borse europee hanno chiuso una settimana “rumorosa”, in attesa dei colloqui Stati Uniti-Iran programmati nel fine settimana in Pakistan che si sono conclusi con una apparente rottura. Il cessate il fuoco tra Washington e Teheran ha però retto nonostante il fallimento del primo round di colloqui, ma le preoccupazioni sulla sua tenuta hanno dominato la scena: lo Stretto di Hormuz resta un nodo irrisolto. Intanto, la crisi in Medio Oriente ha spinto l’Unione Europea ad aumentare le importazioni di gas russo, un effetto collaterale che complica il quadro geopolitico europeo. Per l’amministratore delegato di Eni, nel 2027 l’embargo di gas Russo deve terminare. Qualche segnale positivo è arrivato dal fronte ucraino, con Russia e Ucraina che hanno concordato una pausa nelle ostilità per il Pasqua ortodossa: il consigliere di Zelensky, Budanov, ha parlato di progressi verso un potenziale accordo di pace, pur riconoscendo che entrambe le parti mantengono posizioni massimaliste. Il portavoce del Cremlino Peskov ha ridimensionato i progressi, sottolineando che un accordo richiederebbe il coinvolgimento di Stati Uniti ed Europa. Sul fronte NATO, il meeting tra Trump e il segretario generale Rutte non ha prodotto richieste specifiche né indicazioni di riduzione degli impegni americani, nonostante la divisione europea sull’accesso alle basi militari nella guerra con l’Iran.

Wall Street interrompe la striscia: sette giorni di guadagni bastano

Venerdì scorso l’S&P 500 ha interrotto una striscia di sette sedute positive consecutive. Il Dow Jones ha perso lo 0,56%, l’S&P 500 lo 0,11% e il Russell 2000 lo 0,22%, mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,35%. Con il mercato non lontano dai massimi storici di fine gennaio, il dibattito si è spostato su quanto carburante residuo ci sia per un ulteriore rimbalzo dopo la ripresa già messa a segno. L’attenzione si è parzialmente spostata verso i temi pre-conflitto: l’intelligenza artificiale è tornata protagonista, con la domanda di capacità di calcolo che resta vorace e le preoccupazioni sulla disruption nell’industria del software di nuovo in primo piano. Sul fronte dei dati macro, l’IPC (prezzi al consumo) di marzo ha segnato +0,9% su base mensile, in linea con le attese e trainato dai costi energetici legati alla guerra, con la benzina in rialzo del 21,2%, il maggiore aumento mensile da quando si raccolgono i dati dal 1967. Su base annua l’indice è salito al +3,3% dal +2,4% precedente. L’IPC core si è però rivelato più freddo del previsto a +0,2% mensile contro il +0,3% atteso, a confermare che l’inflazione di fondo non si è surriscaldata.

La difesa europea rallenta, ma il ciclo pluriennale resta intatto

I titoli della difesa europea hanno sottoperformato nella settimana, trascinati al ribasso dalle notizie di progressi verso un accordo Russia-Ucraina e dal cessate il fuoco per la Pasqua ortodossa. È la prima volta dall’inizio del conflitto che viene siglato un cessate il fuoco ufficiale, un segnale che potrebbe indicare un ammorbidimento delle posizioni. Gli analisti sell-side restano però convinti che il settore continuerà a trovare supporto strutturale: il ciclo di riarmo dei paesi NATO europei e la spinta verso l’autonomia strategica del continente configurano un movimento pluriennale che non si esaurisce con la de-escalation in Medio Oriente o con un eventuale accordo in Ucraina. La sottoperformance di questa settimana appare agli analisti come una pausa tattica piuttosto che un cambio di tendenza.