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Insights 18 Mar 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“In mezzo alla difficoltà si trova l’opportunità.” (Albert Einstein)

Le Borse europee hanno ceduto i guadagni iniziali e chiuso in rosso. Lo Stoxx 600 ha perso lo 0,8%, il FTSE 100 lo 0,9%, il DAX l’1%, il FTSE MIB lo 0,33%, con il CAC unica eccezione a -0,1%. l motore del ribasso è stata una nuova fiammata energetica: l’Iran ha pubblicato una lista di siti del Golfo che potrebbe colpire dopo l’attacco israeliano al giacimento di South Pars. Il Brent ha guadagnato oltre il 5% sopra i 109 dollari al barile e il TTF olandese è salito dell’8% a circa 56 euro per megawattora, entrambi ai massimi dal picco del 9 marzo. I paesi europei mostrano crescente preoccupazione per le riserve di gas: l’obiettivo comunitario è mantenere gli stoccaggi al 90% della capacità entro l’inverno, ma una corsa simultanea al riempimento rischierebbe di amplificare ulteriormente la pressione sui prezzi. Il mercato obbligazionario ha reagito con nuove vendite, riportando le attese sulla Bce fino a due rialzi da 25 punti base entro fine anno. Gli economisti si attendono che Lagarde utilizzi la comunicazione di giovedì per ancorare le aspettative di inflazione con tono rigido. Sul fronte settoriale, banche, titoli energetici e industriali hanno tenuto grazie al rialzo dei rendimenti, mentre i difensivi hanno accusato le perdite più marcate.

La Fed non sorprende, Powell pesa

Wall Street ha chiuso in netto ribasso, cancellando i guadagni delle due sedute precedenti. Il Dow Jones ha perso l’1,64%, l’S&P 500 l’1,36%, il Nasdaq l’1,46% e il Russell 2000 l’1,64%. La Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati a 3,5-3,75%, con il solo membro Miran a dissentire. Il dot plot mediano indica ancora un taglio da 25 punti base nel 2026 e uno nel 2027. In conferenza stampa, Powell ha avvertito che parte dello shock petrolifero si rifletterà presto sull’inflazione core, che i progressi sul fronte dei dazi richiederanno più tempo e ha ridimensionato le proiezioni economiche alla luce delle incertezze geopolitiche. A complicare il quadro, il dato sull’inflazione alla produzione core di febbraio è salito dello 0,5% mensile, il ritmo annualizzato più alto da gennaio 2025 e il passo a tre mesi più elevato da maggio 2022. I prezzi dei beni sono cresciuti al ritmo più sostenuto dall’agosto 2023.

Gli utili, l’unico argine alla tempesta

Con i mercati sotto pressione geopolitica, gli utili aziendali restano il principale elemento di tenuta. Secondo FactSet, il consensus stima una crescita degli utili dell’S&P 500 dell’11,6% nel primo trimestre, dopo il +14,1% del quarto trimestre del 2024, che sarebbe il sesto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra. Le attese di crescita dei ricavi si attestano al +9,4%, secondo trimestre consecutivo sopra il 9%. Otto settori su undici sono previsti in crescita, con la tecnologia in testa a +41,7%, seguita da materiali a +24,6% e finanziari a +11,6%. JPMorgan ha sottolineato che il contesto fondamentale prima del conflitto era solido, con gli indicatori anticipatori in accelerazione e l’ISM manifatturiero vicino ai massimi degli ultimi tre anni. Goldman Sachs ha evidenziato che il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale dovrebbe compensare il freno derivante da un’attività economica più debole. Morgan Stanley ha invece argomentato che l’accelerazione della crescita degli utili rende il contesto attuale molto diverso dai cicli passati, quando gli shock petroliferi avevano interrotto il ciclo economico.