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Insights 12 Mar 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

Il petrolio è l’economia della guerra. (Henry Kissinger)

Le Borse europee hanno chiuso in calo mercoledì, recuperando però parte delle perdite nelle fasi finali di seduta. Lo Stoxx 600 e il FTSE 100 hanno perso lo 0,6% ciascuno, il DAX l’1,4% e il CAC lo 0,2%, Piazza Affari -0,95%. La narrativa di mercato continua a essere dominata dal conflitto con l’Iran e dall’andamento dei prezzi del petrolio. Sul fronte geopolitico, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno esaurendo i bersagli, ma funzionari americani e israeliani si attendono almeno altre due settimane di operazioni. Le autorità iraniane si sono mostrate intransigenti, ribadendo di avere la piena capacità di bloccare lo Stretto di Hormuz, mentre l’FBI ha avvertito che l’Iran ha in passato aspirato a colpire la costa ovest degli Stati Uniti con droni. Sul fronte della risposta internazionale, l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha proposto agli Stati membri il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve petrolifere strategiche, al limite superiore delle stime circolate nelle settimane precedenti, senza tuttavia fornire dettagli sulla ripartizione tra paesi o sul calendario. Nonostante la proposta, il petrolio ha chiuso in rialzo. Tensioni anche sul fronte del credito privato: un altro fondo ha limitato i riscatti, mentre JPMorgan ha svalutato alcuni prestiti a società software e annunciato restrizioni all’erogazione di credito ai portafogli di credito privato. Sul fronte macro europeo, l’inflazione tedesca di febbraio è stata confermata al 2,0%, dato che non ha spostato le attese sul percorso della Bce.

Wall Street si arena: le mine nell’Hormuz frenano il rimbalzo

Wall Street ha chiuso in territorio prevalentemente negativo in una seduta volatile mercoledì, con i principali indici che hanno tuttavia ridotto le perdite nel finale. Il Dow Jones ha ceduto lo 0,68%, l’S&P 500 lo 0,30%, il Russell 2000 lo 0,42%, mentre il Nasdaq ha chiuso in lieve rialzo a +0,09%. L’S&P 500 e il Nasdaq mantengono comunque un saldo positivo da inizio settimana. La big tech ha mostrato un andamento misto, con Tesla come principale titolo in evidenza sul lato positivo. Il rimbalzo del petrolio, nonostante la proposta dell’IEA sul rilascio delle riserve, ha trascinato al rialzo i rendimenti obbligazionari, appiattendo ulteriormente le attese sui tagli della Federal Reserve: il mercato prezza ora circa 30 punti base di tagli entro fine anno, il livello più basso da inizio anno. Sul fronte macro americano, il dato sull’inflazione di febbraio è risultato sostanzialmente in linea con le attese: l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3% su base mensile, in linea con il consensus e con il mese precedente, mentre il dato core ha segnato +0,2%, anch’esso in linea. Un dato considerato neutro dagli operatori, con la consapevolezza che le pressioni inflazionistiche legate all’energia impiegheranno tempo a riflettersi pienamente nelle rilevazioni statistiche.

Le banche centrali europee davanti a un dilemma senza precedenti

La giornata di ieri ha portato in primo piano il tema della politica monetaria europea, in un momento in cui lo shock energetico sta forzando una revisione al rialzo delle aspettative sui tassi in tutti i principali mercati del G10. La presidente della Bce Lagarde ha dichiarato l’impegno dell’istituto a proteggere l’Eurozona dallo shock inflazionistico legato alla guerra con l’Iran, mentre il membro del Consiglio Nagel ha segnalato la disponibilità ad agire se necessario. Il vicepresidente de Guindos ha sintetizzato il dilemma con precisione: rischi al rialzo per i prezzi, rischi al ribasso per la crescita. È la definizione classica di un contesto stagflazionistico, che stringe lo spazio di manovra della banca centrale. Il riaggiustamento più marcato si è visto sulla Bank of England, che ha registrato il più rapido smantellamento delle attese di taglio tra le principali banche centrali. I governi europei stanno nel frattempo discutendo misure di sostegno, con il dibattito sul sistema di scambio di emissioni (ETS) che si intensifica in vista del vertice del Consiglio Europeo del 19-20 marzo, prossimo appuntamento chiave sul fronte della risposta politica allo shock energetico. La prossima mossa delle banche centrali dipenderà in misura cruciale da quanto a lungo il conflitto manterrà il petrolio su livelli elevati: un’incertezza che, per ora, nessuna dichiarazione ufficiale è in grado di dissipare.