Insights & Research

Home / Insights / Il punto sul mercato di Integrae SIM
Insights 10 Mar 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

“La pace è cara, ma vale il suo prezzo.” (Winston Churchill)

Le Borse europee hanno chiuso in rialzo martedì, vicino ai massimi di seduta, trainate dal brusco calo del petrolio. Lo Stoxx 600 ha guadagnato l’1,8%, il DAX il 2,4%, il CAC l’1,8%, il FTSE 100 l’1,6% e il FTSE MIB il 2,67%. Il mercato ha cercato di prolungare il rimbalzo della vigilia, innescato dalle dichiarazioni di Trump secondo cui la guerra con l’Iran sarebbe “praticamente conclusa”. Il greggio ha ceduto circa il 30% dai massimi di martedì, pur restando in rialzo di oltre il 25% dall’inizio del conflitto con l’Iran. Gli analisti, tuttavia, continuano a segnalare incertezza su se e quando le ostilità potranno effettivamente cessare: le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che non spetta agli Stati Uniti determinare la fine della guerra, aggiungendo che non verrà esportato un litro di petrolio finché continueranno gli attacchi americani e israeliani. Sul fronte europeo, il commissario Dombrovskis si è detto pronto a rilasciare riserve strategiche di petrolio se necessario. I membri del Consiglio della Bce, Šimkus e Müller, hanno sottolineato che la durata dello shock energetico sarà determinante, ma che per ora l’istituto resterà probabilmente fermo. Dalla Germania è arrivato un dato macro deludente: le esportazioni di gennaio sono calate più del previsto, segnale che la debolezza del ciclo industriale precede il nuovo shock energetico.

Wall Street si arena: le mine nell’Hormuz frenano il rimbalzo

Wall Street ha chiuso in territorio leggermente negativo martedì, ben lontana dai massimi intraday dopo una seduta volatile. Il Dow Jones ha perso lo 0,07%, l’S&P 500 lo 0,21%, il Russell 2000 lo 0,22%, mentre il Nasdaq ha chiuso invariato a +0,01%. La big tech ha tenuto il passo, con i semiconduttori, il comparto memoria e i titoli legati all’intelligenza artificiale tra i migliori della giornata. Il mercato aveva aperto in rialzo, prolungando il rimbalzo della vigilia sulle parole di Trump, ma nel pomeriggio le notizie sull’Iran che avrebbe iniziato a posizionare mine nello Stretto di Hormuz hanno rapidamente invertito la rotta. L’aggiornamento ha riacceso i timori su una via d’uscita dal conflitto tutt’altro che imminente, rafforzando l’impressione che Trump non possa facilmente tirarsi fuori da questa crisi. Il tono dell’amministrazione è rimasto marcatamente bellicoso: il segretario alla Difesa Hegseth ha definito martedì come il “giorno di attacchi più intenso” contro l’Iran, ribadendo che gli Stati Uniti proseguiranno fino alla sconfitta del nemico. La Casa Bianca avrebbe nel frattempo chiesto a Israele di non colpire le infrastrutture energetiche iraniane, un segnale di cautela che però non ha compensato l’effetto delle notizie sulle mine. A sostenere il mercato in questa fase restano alcune narrative di fondo: la propensione degli investitori ad acquistare sui ribassi, i segnali di miglioramento del mercato del lavoro, la prospettiva di un raffreddamento dell’inflazione se il petrolio dovesse normalizzarsi, il momentum dell’intelligenza artificiale e le solide aspettative sugli utili aziendali.

Il petrolio resta il grande incerto: volatilità destinata a durare

Al di là delle oscillazioni di giornata, gli analisti convergono su un punto: il petrolio resterà volatile per mesi, anche nell’ipotesi in cui i produttori riprendessero rapidamente i livelli normali di produzione. Il calo del greggio di martedì ha fornito sollievo ai mercati, ma il contesto rimane strutturalmente incerto. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno ribadito che nessuna esportazione di petrolio sarà consentita finché continueranno le operazioni militari, mentre la posizione americana non mostra segnali di ammorbidimento. Le mine nello Stretto di Hormuz complicano ulteriormente qualsiasi scenario di normalizzazione rapida. Per l’Europa, il quadro è aggravato dalla dipendenza dal GNL e dai bassi livelli di stoccaggio del gas. La Bce e la Bank of England si trovano davanti a un dilemma: uno shock energetico prolungato alimenta l’inflazione ma frena la crescita, restringendo lo spazio per qualsiasi mossa di politica monetaria. Il commissario europeo Dombrovskis ha segnalato la disponibilità a liberare riserve strategiche, ma i mercati attendono ancora una risposta coordinata concreta. Nel frattempo, la selettività torna al centro delle scelte degli investitori: chi ha coperture sul carburante, chi ha esposizione limitata al Golfo, chi può contare su flussi di cassa stabili in un contesto regolato. La direzione del mercato nelle prossime sedute dipenderà in misura decisiva dall’evoluzione del conflitto e dalla tenuta, o meno, dello Stretto di Hormuz.