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Insights 26 Gen 2026

Il punto sul mercato di Integrae SIM

Le valute sono il riflesso della fiducia nelle istituzioni.” (John Maynard Keynes)

Le borse europee hanno chiuso in prevalenza in rialzo la seduta di lunedì, con lo Stoxx Europe 600 a +0,2%, Londra a +0,1%, Francoforte a +0,2%, Parigi a -0,1% e Piazza Affari a +0,26%. Il mercato resta concentrato sul fronte valutario, dopo che fonti di stampa hanno segnalato controlli sui tassi da parte della Federal Reserve di New York, interpretati come possibile preludio a un’azione congiunta tra Stati Uniti e Giappone a sostegno dello yen. In Giappone, il primo ministro Takaichi ha ribadito che le autorità sono pronte a intervenire contro movimenti speculativi, in linea con le recenti dichiarazioni del ministro delle Finanze, mentre il responsabile dei cambi Mimura ha confermato il coordinamento con Washington secondo l’intesa di settembre. Sul fronte macro europeo, l’indice Ifo sul clima di fiducia delle imprese tedesche è rimasto invariato rispetto alla rilevazione precedente, leggermente sotto le attese, con l’Istituto di ricerca Handelsblatt che ha sottolineato la necessità di un’accelerazione degli investimenti per rilanciare la crescita dopo un 2025 debole.

Wall Street tra volatilità politica e tenuta del quadro macro

Negli Stati Uniti, le borse hanno registrato un progresso moderato nella seduta di lunedì. Il Dow Jones è salito dello 0,64%, lo S&P 500 dello 0,50%, il Nasdaq dello 0,43%, mentre l’indice delle piccole capitalizzazioni ha ceduto lo 0,36%. Il rimbalzo segue una settimana precedente chiusa in calo e si inserisce in un contesto di forte volatilità. Le tensioni commerciali restano elevate, con nuove minacce di dazi verso il Canada e incertezze sul percorso di un accordo tra Stati Uniti e Unione europea dopo il confronto sulla Groenlandia. In parallelo, è tornato sotto osservazione il rischio di uno shutdown governativo. A sostenere i listini contribuiscono però una narrativa macroeconomica ancora resiliente, un miglioramento del posizionamento degli investitori, valutazioni più equilibrate e risultati societari complessivamente solidi, seppure in rallentamento rispetto ai trimestri precedenti, con l’attenzione rivolta alle prossime pubblicazioni di Meta Platforms, Microsoft, Tesla e Apple.

Il dollaro sotto pressione

Il dollaro ha proseguito il movimento di indebolimento, con l’indice del dollaro sceso sotto quota 97, ai minimi da settembre, e in calo di circa il 12% rispetto al picco di gennaio. Secondo alcune analisi, questa dinamica solleva interrogativi sul valore di lungo periodo della valuta e sui potenziali riflessi sull’inflazione. Tra i fattori in gioco figurano i segnali di possibile intervento a sostegno dello yen, dopo le notizie sui controlli della Federal Reserve di New York e le dichiarazioni delle autorità giapponesi contro movimenti ritenuti anomali. In seguito a questi sviluppi, il cambio tra dollaro e yen è sceso del 3,5%, passando da livelli prossimi a 160 a meno di 154, il minimo da settembre. La stabilizzazione dei rendimenti obbligazionari statunitensi e un leggero aumento delle attese di riduzione dei tassi della Federal Reserve, ora pari a circa 44 punti base entro fine anno, completano il quadro di una settimana dominata dal tema dei cambi e dal coordinamento tra le principali banche centrali.