Il punto sul mercato di Integrae SIM

«Il commercio non è una questione di ideologia, ma di interessi.» (Adam Smith)
Le borse europee hanno chiuso la seduta di martedì ampiamente in calo, pur recuperando dai minimi intraday, con Stoxx Europe 600 a -0,7%, Ftse 100 a -0,7%, Dax a -1,1%, Cac 40 a -0,6% e Ftse Mib a -1,7%. Il mercato resta condizionato dal ritorno delle tensioni commerciali, dopo le minacce di dazi avanzate da Donald Trump contro l’Unione Europea nel contesto dello scontro sulla Groenlandia. Sul fronte macro, spicca il forte miglioramento dell’indice ZEW sul sentiment economico tedesco, salito a 59,6 a gennaio, massimo da luglio 2021, ben oltre le attese, mentre l’indicatore sulle condizioni correnti resta però profondamente negativo a -72,7, segnalando una ripresa ancora fragile. L’indice di fiducia dell’area euro è salito a 40,8. In Francia, il primo ministro Sébastien Lecornu ha confermato il ricorso all’articolo 49.3 per approvare il bilancio 2026 senza voto parlamentare. Da segnalare anche la decisione del fondo pensione danese AkademikerPension di uscire dai titoli di Stato statunitensi, scelta dal forte valore simbolico in questa fase di rapporti transatlantici tesi.
Stati Uniti in forte correzione, tecnologia sotto pressione e tassi in risalita
Seduta pesante per i mercati azionari statunitensi, con Indice Standard and Poor’s 500 e Indice Nasdaq in calo di oltre il -2%, peggior giornata da ottobre, mentre l’indice delle piccole capitalizzazioni Russell 2000 ha perso oltre -1%, pur mantenendo una sovraperformance relativa nelle ultime settimane. Le grandi società tecnologiche sono state tra le più penalizzate, con Nvidia e Tesla in ribasso di oltre il -4%. A pesare sono state le rinnovate minacce di dazi, l’ipotesi di contromisure europee fino a 93 miliardi di euro, e il clima di incertezza in vista degli interventi politici previsti a Davos. Sullo sfondo, il rialzo dei rendimenti obbligazionari, alimentato anche dalle vendite sui titoli di Stato giapponesi, ha spinto i tassi a lungo termine sui massimi da fine estate. Il mercato continua inoltre a fare i conti con posizionamenti elevati, coperture al ribasso limitate, timori sulla tenuta del potere d’acquisto delle famiglie, e con un percorso di riduzione dei tassi di interesse ora prezzato in modo più prudente, circa 44 punti base per l’intero anno.
Fiducia degli amministratori delegati in calo, intelligenza artificiale come spartiacque
Il sondaggio globale di PwC sui dirigenti d’impresa mostra un netto peggioramento della fiducia sulle prospettive di crescita dei ricavi, scesa ai minimi degli ultimi cinque anni. Solo il 30% degli intervistati si dice fiducioso per i prossimi dodici mesi, contro il 38% del 2025 e il 56% del 2022. Tra i principali fattori di rischio emergono l’intelligenza artificiale, le tensioni geopolitiche e le minacce informatiche. Per il 42% dei dirigenti, l’intelligenza artificiale rappresenta oggi la principale linea di frattura tra aziende vincenti e perdenti, più rilevante della capacità di innovazione o della sostenibilità di lungo periodo. Le imprese che hanno integrato in modo diffuso queste tecnologie registrano margini di profitto superiori di circa 4% rispetto a quelle rimaste indietro. In termini di attrattività per gli investimenti, il Regno Unito mantiene una posizione relativamente solida, pur a fronte di un calo di fiducia interna, mentre Germania e India restano ai vertici come destinazioni strategiche. Il messaggio per i mercati è chiaro, la trasformazione tecnologica accelera, ma il contesto macro e politico rende il percorso sempre più selettivo.